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Fausto Raciti
24 anni
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"Bene Franceschini, in segreteria nuova generazione".
"Mi congratulo con Franceschini per le scelte dei nomi della nuova segreteria, nei quali è rappresentata una nuova generazione di giovani dirigenti cresciuti sul territorio e tra la gente. Questo fa ben sperare per il futuro del Pd e del Paese.

Auguro alla nuova segreteria nazionale di poter affrontare al meglio le sfide che attendono il Partito democratico nei prossimi mesi".

Lo dichiara Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici, l’organizzazione giovanile del Pd.

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permalink | inviato da staff_GD il 26/2/2009 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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"La mobilità europea è una priorità dei Giovani Democratici"

Fausto Raciti, Segretario dei GD, raccoglie l'invito rivolto ai giovani democratici da Giacomo Filibeck, Presidente dell'Ecosy, che in un articolo sull'Unità aveva chiesto ai giovani del PD di sostenere la petizione alle istituzioni europee per chiedere maggiore mobilità europea per le giovani generazioni attraverso maggiori risorse rivolte ai programmi di scambio esistenti (Erasmus, European Voluntary Service, ecc.) . 

"Credo che i giovani democratici debbano fare la propria parte fino in fondo, rifuggendo le dispute ideologiche.- dichiara Fausto Raciti - In questi mesi di campagna elettorale avvieremo numerose iniziative per promuovere i contenuti che vorremmo fossero al centro dell'azione dei rappresentanti del PD nell'europarlamento. La nostra generazione attende un'Europa in grado di rispondere in maniera concreta alle sfide della modernità e divenire attore globale dei complessi processi che stiamo attraversando." 

"Fin dal manifesto fondativo della nostra organizzazione, che nel giorno delle nostre primarie del 21 Novembre è stato sottoscritto da 140.000 ragazzi fra i 14 e i 29 anni, - continua Fausto Raciti- è chiaro che la vocazione europeista sia alla base del nostro agire politico. Per questa ragione raccoglieremo le proposte di iniziative concrete e gli spunti che i due movimenti giovanili di area riformista esistenti in Europa, l'Ecosy, i giovani socialisti europei, e l'YDE, i giovani del partio democratico europeo, ci sottoporranno nei prossimi mesi. Sono convinto che proprio il confronto su temi e contenuti possa essere la chiave per definire la nostra collocazione europea. La mobilità europea è al primo punto dell'azione politica sia dei giovani socialisti europei che dei giovani democratici europei. Noi crediamo che L'Erasmus sia importante ma non basti, tutti i progetti esistenti oggi  in Europa si rivolgono infatti a solo 300.000 giovani europei l'anno su 90 milioni. Noi vogliamo un'Europa dei cittadini e non delle elites e per raggiungerla è necessario investire più e meglio sui progetti che possano creare nelle giovani generazioni una comune coscienza europea."  

"I Giovani Democratici raccoglieranno firme in tutta Italia con queste finalità dal 14 febbraio alle elezioni europee. – conclude Fausto Raciti - Ci auguriamo che questa campagna elettorale possa essere per noi democratici italiani un'occasione per presentare proposte e iniziative concrete per rilanciare un'agenda europeista. Aspiriamo ad esportare nelle istituzioni europee l'unità delle culture politiche riformiste che noi giovani democratici abbiamo costruito in Italia, finalizzandola al raggiungimento di obiettivi comuni, e non di importare nel nostro paese divisioni spesso ideologiche e non ideali."


 

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Intervento all'Assemblea Costituente del 20 dicembre
 

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permalink | inviato da staff_GD il 22/12/2008 alle 16:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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PD: Raciti chiede il 20 dicembre prima Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici

"Ho chiesto, come da regolamento, al Comitato promotore nazionale dei
Giovani democratici di convocare la nostra prima assemblea nazionale
per il 20 dicembre. Credo che sia utile non perdere altro tempo e
mettere in campo da subito i Giovani democratici, così da potere,
entro i primi mesi dell'anno nuovo, iniziare rapidamente il percorso
costituente, dando una risposta rapida alle ragazze ed ai ragazzi che
il 21 novembre hanno partecipato in massa alle elezioni primarie." E'
quanto dichiara Fausto Raciti, neoeletto segretario nazionale dei
Giovani democratici, che aggiunge: "E' importante per tutti mettere in
campo da subito i Giovani democratici, tenuto conto di come il Governo
sta procedendo su temi essenziali per il nostro futuro, una per tutti
la proposta del Ministro Alfano sul praticantato per gli avvocati, che
anziché liberalizzare consolida la posizione di forza degli ordini
professionali costringendo i praticanti a frequentare anche corsi di
specializzazione a proprie spese. Di fronte a cose del genere non
basteranno i lanci di agenzia, ci serve un'organizzazione pronta a
mobilitarsi."

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Sul Referendum. Qualche parola in più.
Come prevedibile la proposta referendum contro il decreto Gelmini, oltre a consensi diffusi, ha suscitato polemiche e perplessità. Vorrei dire in maniera un po’ più approfondita la mia.

Scuola e università vengono ancora trattate, nonostante la riforma del titolo V della Costituzione e l’autonomia di istituti e università, come se il Ministero di Viale Trastevere fosse il centro di tutto. Capace di decidere da solo persino le modalità organizzative della didattica. La pensano così la Gelmini, parte del movimento, pezzi dell’opposizione, persino alcuni dei candidati a segretario dei Giovani democratici, che ci dispensano ricette salvifiche per scuola e università italiana.

Ma la panacea non c’è. Ci sono le scuole e le università, con i loro problemi e le loro risorse di professionalità.  

La Gelmini questo non lo sa e si è convinta di potere o dovere definire come si deve organizzare la didattica delle scuole elementari con la proposta del  maestro unico. La Lega si accontenta invece di definire come una singola scuola debba trattare gli studenti extracomunitari.

Il referendum, che per ovvie ragioni di natura costituzionale, non può riguardare scelte di spesa, può servire a ripristinare questo principio fondamentale: la didattica (almeno in parte), il come integrare gli studenti extracomunitari, il come utilizzare le (poche risorse) disponibili è una scelta che sta in capo alle scuole, non al Ministero.

Credo che questa possa essere una traccia di lavoro anche per l’opposizione politica e sociale. I risultati che il movimento e le organizzazioni studentesche possono conseguire, per primo quello della lotta al baronaggio nelle università, ma vale lo stesso per il diritto allo studio, l’organizzazione didattica, la proliferazione dei corsi di laurea, insomma quelle riforme che la politica dei ministeri e del Parlamento non è riuscita a fare o non ha voluto, sono possibili solo se il centro della battaglia diventano gli organi di governo di scuole e università, se gli enti locali (il centrosinistra ne governa la maggioranza) cercano un dialogo con questo mondo per definire insieme l’agenda delle cosa da fare. Vi ricordate quella vecchia (ma non desueta formula, il “riformismo dal basso”?.

Questo movimento può praticarlo, può dimostrare così, a chi non l’avesse ancora voluto capire, che non è manovrato in funzione degli interessi dei baroni e degli insegnati, che c’è qualcosa oltre il no. Che quella contestazione di sistema “non pagheremo la vostra crisi” è la sintesi di un’altra idea di Paese, in cui, per una volta, non si lasci il conto sociale ed economico delle generazioni precedenti ai più giovani. Perché paghiamo già le loro pensioni ed il loro debito pubblico.

Alla politica, a quella nazionale almeno, sta il compito di aumentare risorse e investimenti, di definire un quadro di massima rispetto alla didattica e al personale a disposizione, di interrompere la proliferazione delle università sotto casa, di garantire le risorse perché il diritto degli studenti all’accesso e al successo nei percorsi formativi non sia più aleatorio. Il come farlo si può solo definire dove c’è la carne dei problemi, dove c’è un rapporto vero con il territorio e le sue specificità di composizione sociale e culturale (numero di immigrati, provenienza, periferie o centri, grandi o piccole comunità, modello di sviluppo ecc…).

Se i Giovani democratici vogliono contribuire a ripristinare questi principi allora il referendum non sarà sufficiente, ma di certo è necessario.

 

Fausto Raciti

Candidato Segretario Giovani Democratici

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