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Una rivoluzione energetica per uscire dalla crisi

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1. Il nostro sistema energetico alimenta la crisi.

Per uscire dalla crisi è necessario individuare i settori strategici sui quali investire e proporre agli italiani una vera e propria “Exit Strategy”. I Giovani Democratici ritengono che uno dei volani della ripresa economica possa essere una forte politica di investimento e programmazione pubblica tesa a realizzare nel nostro paese una vera e propria “rivoluzione energetica”.

Se si analizza la bolletta energetica dell’Italia si scopre che Il 42% del fabbisogno energetico nazionale è soddisfatto dal petrolio, il 36% dal gas naturale, l’8% dal carbone, il 7% da tutte le energie rinnovabili e il 5% dall’importazione di energia elettrica. Questo sistema espone l’economia italiana a forti rischi, il costo dell’energia è direttamente dipendente dall’andamento del petrolio e gran parte delle risorse utilizzate sono importate dall’estero.

Anche per queste ragioni il costo dell’energia per le imprese e per i cittadini in Italia è nettamente superiore alla media dei paesi europei, contribuendo giorno dopo giorno al graduale impoverimento dell’Italia e degli italiani.

Un cambiamento radicale della politica energetica italiana, finalizzato all’indipendenza energetica nazionale e al ridimensionamento del ruolo svolto dagli idrocarburi, permetterebbe all’Italia di progettare serenamente il proprio futuro creando benefici immediati nel presente attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, i cosiddetti “green jobs”, e di nuove opportunità economiche ed industriali.

2. Un’illusione atomica.

Il ritorno al Nucleare, proposta dall’attuale governo, rappresenta purtroppo solo apparentemente una soluzione al problema energetico italiano. I primi benefici di un rinascimento del nucleare in Italia si avrebbero fra circa quindici anni. Ed effettivamente da quel momento in poi l’energia avrebbe un costo della produzione elettrica bassissimo. Negli Stati Uniti, dove il mercato esercita un ruolo decisivo nella definizione dei prezzi, sfiora appena gli 8-11 c$ per kWh. Ma le centrali nucleari non si costruiscono da sole: Il Keyston Center ha recentemente pubblicato un rapporto bipartisan secondo cui il costo complessivo di una nuova centrale oscilla fra i 3600 e i 4000 $ per KW.

Questi semplici dati, portati all’attenzione dell’opinione pubblica italiana da Gianni Silvestrini sulle pagine della rivista “Quale Energia” dimostrano inconfutabilmente un fatto: una centrale nucleare a pieno regime produce energia a costi bassissimi ma per arrivare a produrla richiede investimenti enormi per costruire, e poi dismettere, la struttura necessaria. Senza nemmeno parlare dello smaltimento delle scorie, del crescente costo dell’uranio o dei danni che eventuali incidenti potrebbero causare.

Per tale ragione il nucleare rappresenta prima di tutto una scelta antieconomica, avversare le proposte del governo agitando lo spettro di Cernobyl o parlando di un referendum di venti anni fa significa rinunciare ad utilizzare l’argomento che in un periodo di crisi ha giustamente maggiore presa sui cittadini. Costruire centrali nucleari significa spendere oggi una quantità immensa di risorse pubbliche, attingendo alle tasche degli italiani, per permettere loro domani di pagare meno la bolletta.

In attesa che i reattori di quarta generazione superino i problemi che frenano le attuali tecnologie la quota del nucleare è in calo ovunque. Grandi paesi come la Germania, la Spagna e gli stessi Stati Uniti di Obama stanno aumentano gradualmente la quota prodotta di energia rinnovabile, la cosiddetta energia verde. L’Italia rischia oggi di scegliere in ritardo di percorrere un sentiero che altri stanno abbandonando impiegando le proprie risorse in un settore che non offre prospettive allettanti in termini economici se non per coloro i quali saranno chiamati a costruire le nuove centrali.

La quarta generazione può essere la prospettiva che condizionerà la seconda metà del secolo, ed in tal caso l’Italia dovrà farsi trovare pronta, ma oggi il nostro paese deve essere capace di rispondere puntualmente alle sfide della modernità e di contribuire alla riduzione delle emissioni mediante la strada apparentemente meno semplice ma sicuramente più redditizia del ricorso alle energie verdi.

3. Idee per un Piano Energetico Nazionale Sostenibile

L’ “exit strategy” per uscire gradualmente dall’attuale situazione passa inevitabilmente dalla necessità di varare una vera e propria road map che consenta all’Italia nel lungo periodo di produrre autonomamente una maggiore quantità di energia e al tempo stesso di dipendere sempre meno dall’utilizzo dei combustibili fossili.

Ciò si può ottenere attraverso una serie di interventi complessi e strutturali in ambito legislativo che rendano appetibile il ricorso alle forme di energia rinnovabile quali, ad esempio, la semplificazione e l’armonizzazione delle procedure di autorizzazione sul fotovoltaico e sull’eolico, la creazione dei Distretti delle Rinnovabili nelle Regioni, la velocizzazione delle procedure di allaccio alla rete energetica, l’attivazione di Campi Solari Condivisi tra comune e cittadini e la formazione permanente dei tecnici comunali sui temi dell’efficienza energetica e di nuove figure tecniche (Energy manager, certificatori di impatto ambientale, installatori e manutentori).

Un ruolo chiave può essere svolto poi dall’introduzione della Bioedilizia nelle costruzioni, il Protocollo Itaca ha praticamente concluso il suo iter e a questo punto se tutte le Regioni varassero un regolamento sulla Bioedilizia che rispetti pienamente i criteri del protocollo, ogni nuovo edificio costruito in Italia dovrebbe essere costruito con materiali che producano emissioni e impatto ambientale ridotto e dovrebbe produrre autonomamente in parte l’energia che consumerà. Nel paese del mattone il passaggio al concetto del mattone verde, non attraverso la semplice politica degli incentivi ma mediante l’introduzione di nuovi ed impegnativi requisiti, rappresenta una rivoluzione non solo economica ma anche culturale

4. Un Patto fra le Generazioni per cambiare l’Italia.

L’Italia è impegnata come gli altri paesi europei a raggiungere entro il 2020 gli ambiziosi obiettivi di 20% di fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico e 20% riduzione CO2. Questo obbiettivo deve diventare una missione nazionale. Deve essere la Politica ad occuparsi delle scelte strategiche di un paese. E il modo in cui l’Italia si procura l’energia necessaria a permettere ai propri cittadini di vivere, muoversi, lavorare, creare è fare impresa è una di quelle scelte che non può essere in alcun modo delegata.

Per questa ragione è necessario che i provvedimenti necessari a raggiungere gli obiettivi comunitari siano inquadrati in un progetto nazionale che coinvolga in maniera solidale le diverse generazioni. I più giovani sono coloro i quali raccoglieranno i maggiori benefici dal raggiungimento di questi traguardi ma le risorse necessarie devono essere messe a disposizione da tutti, subito.

E’ compito delle giovani generazioni promuovere un’informazione costante e corretta sui benefici economici ed ambientali di una rivoluzione energetica e al contempo mostrare come le nuove prospettive occupazionali offerte dai Green Jobs rappresentino oggi un opportunità per l’intera economia e società italiana. Costruire un futuro migliore per noi stessi e per i nostri genitori è una sfida possibile solo per una comunità nazionale capace di superare le logiche degli interessi individuali e di chiedere alla Politica di assumere fino in fondo il proprio ruolo e di agire conseguentemente per l’interesse generale.

A cura di Andrea Casu

Relatori:

Ermete Realacci
Onorevole, Responsabile Dipartimento Ambiente del Partito Democratico

Flavio Morini
Sindaco di Scansano, Responsabile Consulta Ambiente dell’Anci

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permalink | inviato da staff_GD il 12/3/2009 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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